Trading con posizioni corte: operazioni e rischi

Óscar F. | 2020-03-26 | 5min di lettura

Per chiunque abbia una certa conoscenza del mondo del trading, del mercato azionario e degli investimenti, l’espressione “trading con posizioni corte” suonerà molto familiare. Eppure anche chi è lontano da questo settore ne ha sicuramente sentito parlare negli ultimi giorni senza sapere di cosa si tratta. L’annuncio della National Securities Market Commission (CNMV) di vietare le posizioni corte, visti gli effetti del coronavirus sui mercati azionari, ha portato ancora una volta in tavola un metodo di investimento che è sempre oggetto di un ampio alone di polemiche.

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Su OkBrokers diamo spazio ai più esperti e ai principianti. Coloro per i quali lo scalping, la copertura o gli spread sono termini di uso quotidiano, e anche coloro che sono appena svenuti durante la lettura di questi termini. Cominciamo dall’inizio:

Cosa sono le posizioni corte?

Il trading con posizioni corte viene effettuato quando si ritiene che il valore di un certo titolo potrebbe diminuire. Per questo motivo si tratta di un meccanismo utilizzato da un particolare tipo di investor nei momenti di massima volatilità, come il presente.

Quello che fa il trader è prendere in prestito un titolo da una società, lo vende come se fosse suo e lo riacquista quando il prezzo è calato. Successivamente la restituirà all’azienda. Si tratta di una vendita a credito.

Rischi nell’ trading con posizioni corte

Il rischio principale per le aziende che sono oggetto di queste vendite allo scoperto è che, se vengono accumulate troppe posizioni corte, questo influisce sulla fiducia, trasmettendo una percezione sbagliata sulla loro salute. Perciò, in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, spesso si sceglie di vietare le posizioni corte.

Naturalmente ci sono dei rischi anche per l’investitor:

  • Rischio illimitato: l’investitor decide di vendere posizioni corte quando si aspetta che il mercato cali. E se non fosse così? E se si dovesse confondere? Non esiste un limite alla quantità del denaro che può perdere, poiché il prezzo può salire indefinitivamente, e, sia che sale o no, il trader deve riacquistare il titolo e restituirlo al suo prestatore.
  • Restrizioni: se si vendono le posizioni corte si corre il rischio che, proprio come è appena accaduto, uno dei regolatori, come la CNMV, tagli il rubinetto.

Strumenti di negoziazione per vendere le posizioni corte

Non tutti gli strumenti vi permetteranno di vendere posizioni corte e non tutti i broker lo faranno. Ecco perché è consigliabile assicurarsi che lo strumento e il broker scelti da voi siano quelli giusti.

Per aprire posizioni corte i broker devono “prestare il capitale”, ricordatevi che abbiamo detto che si tratta di operazioni di prestito, e quando un asset è in calo molti trader spesso cerchino di approfittarne. Anche quando i mercati mostrano un calo anomalo ci possono essere divieti di vendita allo scoperto, di cui parleremo più avanti. Nonostante tutto questo, è normale trovare numerose possibilità per questo tipo di trading.

I titoli azionari sono lo strumento più tradizionalmente utilizzato per il trading allo scoperto ed ecco un esempio di trading allo scoperto con azioni di una società ben nota:

Azioni a breve termine

Diciamo, ad esempio, che avete previsto il calo di valore delle azioni di Facebook. Il passo successivo è quello di vendere azioni che non avete al prezzo attuale (il broker vi “presta” quelle azioni per scopi tecnici). Diciamo che il prezzo di vendita di ogni azione è di 30 dollari e che avete venduto 100 azioni. Dopo di che il valore delle azioni di Facebook scende a 21 dollari e la posizione si chiude con l’acquisto delle 100 azioni. Avrete guadagnato 900 dollari e non possedete azioni della società.

Divieto temporaneo sulle posizioni corte

A causa dell’estrema volatilità dei mercati azionari causata dalla pandemia di coronavirus, il 12 marzo 2020 la CNMV ha annunciato il divieto di vendita allo scoperto il 13 marzo di tutte le azioni liquide quotate in Borsa, il cui prezzo sarebbe sceso di oltre il 10% nella sessione del 12 marzo 2020, e di tutte le azioni illiquide, con un calo superiore al 20%. Questo significa che in pratica tutte le posizioni corte sono state vietate, in quanto 69 azioni ne sono state colpite e solo tre sono state risparmiate: Viscofan, MásMóvil e Grifols. Il divieto ha riguardato anche diversi strumenti come i contratti per differenza (CFD) o i futures.

Il 16 marzo la CNMV ha fatto un altro passo avanti annunciando il divieto di un mese per le posizioni corte, entrato in vigore il giorno successivo. Questo mandato, come spiegato nel comunicato stampa della Commissione stessa, riguarda “qualsiasi operazioni su azioni o su indici, compreso spot trading, i derivati su mercati organizzati o i derivati OTC, che prevedono la formazione di una posizione corta netta o l’aumento di una posizione corta preesistente, anche se infragiornaliera”.

La ragione principale di questa decisione, hanno affermato, è “l’estrema volatilità dei mercati azionari europei, compresi i mercati spagnoli, la loro evoluzione nel contesto della situazione creata dal virus COVID-19 e il rischio che nelle prossime settimane possano verificarsi fluttuazioni sbilanciate dei prezzi.

Divieto sulle posizioni corte nel 2011

Ci sono diversi precedenti per il divieto di trading con posizioni corte. Una delle più note è stata quella imposta da Spagna, Francia, Italia e Belgio il 11 agosto 2011. Tale decisione è stata presa dall’Autorità europea per i valori mobiliari (ESMA) e mirava a fermare le “false voci” con effetti destabilizzanti per i mercati. Quella “sensazione sbagliata” di cui abbiamo parlato prima.

E’ stato pure un periodo di alta volatilità. Infatti, dopo 15 giorni – il 25 agosto – questi quattro Paesi hanno deciso di prolungare il divieto fino al 30 settembre.

La decisione attuale, per il momento, è di un mese, anche se la CNMV ha già indicato che si è riservata la possibilità di estenderla per un periodo di tempo non superiore a tre mesi. Lo sviluppo della pandemia di coronavirus e le sue ripercussioni sui mercati azionari spetterà alla Commissione decidere se procedere o meno con il divieto il 17 aprile.

Quale impatto ha avuto su di voi questo divieto? Lasciaci il tuo commento qui sotto.

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